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Nikolai Lenin

L'uomo politico e teorico marxista russo Vladimir Ilic Uljanov (Simbirsk, oggi Uljanovsk 1870 - Gorkj 1924) assunse lo pseudonimo di Nikolaj Lenin negli anni della preparazione rivoluzionaria e della lotta clandestina contro lo zarismo a cui si dedicò interamente sin da quando era ancora studente liceale.

La formazione. Figlio di una coppia di insegnanti generosamente votatisi all'istruzione popolare per alleviare le disperate condizioni dei contadini russi da poco emancipati dalla servitù della gleba, Lenin crebbe in un ambiente fecondo di ideali democratici. Il fratello maggiore Alessandro era stato arrestato e impiccato per aver preso parte a una congiura contro lo zar Alessandro III (1887) assieme a un gruppo di rivoluzionari narodniki (populisti), i quali sognavano di sollevare le campagne per istituire una forma di socialismo contadino, senza cioè passare attraverso la fase dell'industrializzazione come aveva insegnato Karl Marx. Il giovane Vladimir si era invece avvicinato al quasi coetaneo Georgij Plechanov, il quale si era staccato dai narodniki (di cui criticava la pratica del terrorismo individuale) e aveva fondato il circolo del "Gruppo dell'emancipazione del lavoro" d'ispirazione marxista.

I testi di Marx e di Nikolaj Gabrilovic Cernisevskij costituirono la base della formazione culturale e politica di Lenin, laureatosi in legge nel 1891 all'Università di Pietroburgo, dopo essere stato allontanato, per le sue idee politiche rivoluzionarie, dall'Università di Kazan. Già forte di -alcune esperienze di lotta clandestina e discepolo entusiasta di Plechanov, Lenin ne riprese e sviluppò le obiezioni al programma dei narodniki in una serie di articoli e di pamphlets come Chi sono gli "Amici del popolo" e come lottano contro i socialdemocratici (1894) e Lo sviluppo del capitalismo in Russia (1896-99), in cui applicò rigorosamente il metodo marxista, frutto del lungo e approfondito studio del Capitale e degli altri testi marxisti e della profonda conoscenza del mondo contadino russo. La critica alle prospettive dei narodniki si venne progressivamente legando al progetto di creazione di un partito socialista, legato alla classe operaia e orientato in senso marxista. La fondazione di questo partito, strumento necessario della rivoluzione nella generale arretratezza delle condizioni economiche dell'impero russo, divenne l'impegno principale di Lenin e il centro del suo sforzo di analisi e di elaborazione teorica e pratica. Un primo risultato sembrò ottenerlo con la formazione della "Unione di lotta" di Pietroburgo (1895); ma Lenin e i suoi compagni furono arrestati, condannati a un anno di carcere e a tre di deportazione in Siberia. Il Partito operaio socialdemocratico russo (POSDR) fu effettivamente fondato soltanto nel 1898, al ritorno di Lenin dalla Siberia (Lenin si era già legato in precedenza a Nadjezda Krupskaja, che sarà sempre non soltanto sua moglie ma anche la sua più stretta collaboratrice). Per sanarne i dissensi teorici e politici interni Lenin decise di fondare un organo di stampa e, trasferitosi a Ginevra per evitare le attenzioni della polizia zarista, assieme a Plechanov pubblicò l'"Iskra" (La Scintilla), il cui primo numero uscì però a Stoccarda il 1° dicembre 1900.

L'intensa attività di studio e di propaganda di questa fase culminò nella stesura dello scritto polemico Che fare? (1902), in cui Lenin chiarì la sua concezione di partito rivoluzionario, che egli intese come avanguardia consapevole e guida della classe operaia, con una base di massa formatasi nell'evoluzione della coscienza di classe. Ma nella clandestinità si doveva forzatamente ricorrere a un piccolo partito di "rivoluzionari di professione" strettamente uniti e disciplinati secondo i canoni del "centralismo democratico": un metodo che esigeva la più ampia discussione tra i membri per definirne gli orientamenti, ma la più ferrea unità per la realizzazione della linea prescelta. L'intensa attività propagandistica dell'"Iskra", introdotta clandestinamente in Russia, portò alla convocazione del secondo congresso del POSDR, che si tenne fra Ginevra e Londra nel 1903 e che sanzionò la contrapposizione interna fra bolscevichi e menscevichi (due concezioni contrapposte che, pur collaborando, formarono in realtà due partiti diversi; la separazione formale avvenne però soltanto nel 1912).

La preparazione rivoluzionaria. Lenin visse in esilio all'estero dal 1900 al 1917, tornando in patria solo per mettersi alla testa della Rivoluzione russa del 1905 (dal 1905 al 1907). Il fallimento di quel moto e il comportamento ambiguo dello zar e dei democratici borghesi resero però chiaro a Lenin che solo la rivoluzione avrebbe potuto garantire la conquista delle libertà fondamentali. Unica classe rivoluzionaria era il proletariato, costretto a condurre a termine anche la rivoluzione democratico borghese prima di affermare il socialismo. Condizioni imprescindibili erano l'alleanza con le grandi masse di contadini poveri e l'appoggio della rivoluzione socialista nei paesi più avanzati dell'Europa occidentale.

Sulla base di questi due caposaldi Lenin, tornato in esilio e vivendo fra Londra, Parigi e Ginevra, venne elaborando la sua teoria rivoluzionaria in attesa delle condizioni favorevoli, continuando a mantenere il controllo sulle iniziative del partito in Russia e svolgendo un'intensa attività di pubblicista e di studioso.

La Rivoluzione russa. Frutto di questo lungo periodo di riflessione e di analisi fu il saggio L'imperialismo, fase suprema del capitalismo (1917; la prima edizione italiana è del 1921), in cui, denunciando il carattere imperialistico della prima guerra mondiale, come di ogni guerra moderna, invitava i lavoratori e i socialisti a non dare il loro appoggio a quella che altro non era che una lotta armata per la conquista di mercati e di territori coloniali, contro gli interessi della classe operaia di ciascun paese. L'invito ribadiva la necessità di trasformare la guerra imperialista in guerra civile per sollevare il popolo e affrettare così la fine del dominio della classe capitalistica. Allo scoppio della Rivoluzione russa del 1917, Lenin fu invitato dal governo imperiale tedesco a rientrare in patria. Al termine di un viaggio in vagone piombato fino a Pietrogrado, Lenin lanciò le note Tesi di aprile per accelerare il passaggio al secondo stadio rivoluzionario, quello dell'assunzione del potere da parte del proletariato. La solida rete dei soviet, assemblee di delegati dei soldati e degli operai, sostituì le tradizionali forme rappresentative russe e dette al moto rivoluzionario bolscevico il necessario rapporto con le più larghe masse di lavoratori del paese. Come venne esponendo nel saggio Stato e rivoluzione, scritto nei mesi dell'esilio finlandese dopo un primo fallito tentativo rivoluzionario del luglio 1917, ma pubblicato solo all'inizio del 1918, l'obiettivo della classe operaia rivoluzionaria era quello di rovesciare lo Stato borghese e di sostituire a esso uno Stato che, nell'interesse della maggioranza della popolazione, usasse la forza contro gli antichi oppressori, con cui non era ammissibile alcun compromesso. La "dittatura del proletariato" avrebbe spezzato la resistenza dei capitalisti prima di lasciare il posto a una vera e totale democrazia, cioè l'autogoverno dei lavoratori con l'estinzione dello Stato. Con una lettera segreta inviata al comitato centrale del Partito, Lenin invitava in settembre alla lotta armata con la parola d'ordine "tutto il potere ai Soviet". Il debole governo provvisorio del socialdemocratico Kerenskij cadeva nell'ottobre 1917 (per il nostro calendario nella prima settimana di novembre) sotto la spinta delle truppe insorte agli ordini del Comitato militare rivoluzionario presieduto da Lev Trotskij. Pietrogrado era ora in mano dei bolscevichi, che subito costituirono il primo governo rivoluzionario affidandone la presidenza a Lenin (v. russe, rivoluzioni).

Lenin al potere. Primo atto del nuovo governo fu la proposta immediata di pace a tutte le nazioni belligeranti, il passaggio della terra ai contadini, il controllo operaio sulla produzione e sulla distribuzione, la nazionalizzazione delle banche e l'abolizione delle disuguaglianze di classe, sesso, nazionalità e religione. L'umiliante pace di Brest-Litovsk con la Germania fu il corollario necessario al programma di rafforzamento e di consolidamento della rivoluzione bolscevica. Il nuovo Partito comunista bolscevico dell'Unione Sovietica (PCbUS) raccolse al suo interno tutte le frazioni che avevano partecipato alla rivoluzione. La nuova polizia segreta (CEKA) si occupò di controllare i vasti settori controrivoluzionari che di lì a poco avrebbero scatenato, con l'appoggio delle potenze dell'Intesa, una vera e propria guerra civile che impegnò le risorse del nuovo Stato fino al 1921.

In condizioni di estrema difficoltà Lenin si accinse ad affrontare i problemi inerenti alla sopravvivenza dello Stato rivoluzionario, rivelando non comuni doti di statista. Fedele al presupposto espresso già nel Che fare?, Lenin si preoccupò di sollecitare l'appoggio dei socialisti di tutto il mondo: dopo che già nel corso dei convegni di Zimmerwald (1915) e di Kienthal (1916) aveva proposto la costituzione di una nuova internazionale operaia, si mise all'opera per costituire la III Internazionale. Il primo congresso mondiale (1919) assicurò allo Stato socialista la direzione del movimento comunista internazionale e Lenin ne fu il leader naturale sino alla morte.

Sul piano dell'elaborazione teorica è di questo periodo la pubblicazione del saggio L'estremismo, malattia infantile del comunismo (1920; prima traduzione italiana 1921), contro le ingenue manifestazioni di settarismo nate sull'onda del successo (ma non dall'analisi delle cause) dell'ottobre russo. Ormai l'ondata rivoluzionaria era in pieno riflusso e Lenin da quelle pagine richiamava i comunisti ad analizzare con attenzione le rispettive condizioni nazionali per potervi applicare correttamente i principi della rivoluzione.

Sul piano della politica economica lo Stato russo versava in pessime condizioni: il rigido "comunismo di guerra" instaurato per far fronte alla "guerra civile" lasciò il posto alla Nuova politica economica (NEP), che Lenin varò nel 1921, la cui chiave di volta fu rappresentata dal nuovo rapporto instaurato con i contadini per legarne stabilmente le sorti a quelle dello Stato sovietico.

Esausto e malato, Lenin fu ancora in grado di lanciare al terzo congresso del Comintern (1921) la parola d'ordine del "fronte unico" che, pur con successivi aggiustamenti, avrebbe guidato il movimento comunista internazionale sino alla seconda guerra mondiale. I sintomi di un aggravamento di un'arteriosclerosi dovuta all'eccesso di lavoro si manifestarono in una serie successiva di attacchi, che nel marzo 1923 portarono a una paralisi del lato destro: il 21 gennaio 1924 Lenin moriva, ma la sua figura entrava nella leggenda.

Sulla Piazza Rossa di Mosca è stato eretto un mausoleo dove ancora oggi in una teca di vetro giace il corpo imbalsamato del capo della Rivoluzione russa.

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