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Storia

Lenin e il marxismo-leninismo

Fra i capi del Partito bolscevico c'era un esponente della piccola nobiltà di provincia, Vladimir Ulianov detto Lenin, un rivoluzionario rifugiatosi all'estero che si ispirava alle teorie filosofiche di Karl Marx.. Marx aveva parlato di una rivoluzione realizzata dalla classe operaia, che si sarebbe compiuta nei paesi più industrializzati come conseguenza del crescente sfruttamento della stessa classe operaia da parte della borghesia.

Lenin invece diede una propria interpretazione politica del pensiero di Marx, interpretazione che venne poi chiamata marxismo- leninismo. Egli capovolse l'idea centrale di Marx sostenendo che, in realtà, la rivoluzione sarebbe scoppiata nei paesi più arretrati, proprio perché in tali paesi erano insostenibili le condizioni di vita dei lavoratori. Secondo la sua convinzione, il minuscolo Partito bolscevico (che aveva, prima della Rivoluzione, poco più di 50.000 iscritti, per di più clandestini) avrebbe dovuto rappresentare la guida e l'avanguardia rivoluzionaria di una nuova società comunista.Questa doveva fondarsi sulla dittatura del proletariato, cioè sul dominio di tale classe sociale sulle altre, che avrebbero finito con lo scomparire, e sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione (campi, miniere, fabbriche). Tra i mezzi di produzione da collettivizzare erano comprese quelle terre che non pochi contadini avevano riscattato a caro prezzo e coprendosi di debiti nel 1867. La piccola dimensione del suo partito non costituiva per Lenin un problema; al contrario lo rendeva più determinato ed efficiente nel suo compito, che era quello di guidare le masse, scegliendo per essi metodi da adottare e gli obiettivi da raggiungere anche a costo di imporli con la forza. La nuova organizzazione della società avrebbe dovuto comportare l'abolizione della religione, della proprietà privata e delle distinzioni fra classi e gruppi sociali.Escluso e lontano dall'idea rivoluzionaria bolscevica restava tuttavia il mondo contadino: un mondo disperso in un territorio sterminato, chiuso in piccole realtà separate l'una dall'altra. Nel primo Novecento i viaggi erano ancora difficili e ogni regione della Russia contadina viveva una sua vita tradizionale scandita dal ritmo delle stagioni. Dal punto di vista economico la campagna russa presentava situazioni e figure diverse. Molti erano i braccianti e i contadini poveri,proprietari di minuscoli fazzoletti di terra che li condannavano a una vita di miseria e Stenti. Ma esistevano anche contadini benestanti, se non proprio ricchi: i kulaki.Erano proprietari di appezzamenti un po' più grandi, di piccole fattorie, di stalle con capi di bestiame. I contadini russi erano in gran parte analfabeti e legati a una cultura orale fatta di racconti e di leggende, di favole e di avventure,erano anche fortemente tradizionalisti e molto religiosi.

Fra loro la Rivoluzione di Lenin avrebbe trovato enormi difficoltà.

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