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Acquisizione di partecipazioni di una società russa già esistente

Di norma, l’investitore straniero rivolge la propria attenzione nei confronti delle società di capitali ed, in particolare, della società a responsabilità limitata, maggiormente adattabile alle esigenze di flessibilità del soggetto estero rispetto alla società per azioni. Al di là del minore capitale sociale minimo richiesto dalla normativa della Federazione Russa per il primo tipo di società rispetto al secondo, la società a responsabilità limitata garantisce all’investitore straniero una maggiore flessibilità e minori costi. È da rilevare, comunque, (come peraltro già rammentato in precedenza, si veda il cap. 2.13) che la normativa russa prevede particolari disposizioni relativamente alle società controllate, secondo le quali i soci della controllante possono essere chiamati a rispondere delle obbligazioni assunte dalla società di diritto russo oggetto di controllo. Tale responsabilità sussidiaria sussiste ai sensi della legge russa a condizione che l’influenza sulla società controllata sia stata esercitata dal socio con la consapevolezza che le decisioni imposte da quest’ultimo avrebbero determinato l’insolvenza della società.

Sotto il profilo più strettamente fiscale, l’acquisizione di partecipazioni di società russa ad opera di un non residente non comporta particolari conseguenze in relazione alle principali imposte, salvo che ciò avvenga tramite una fusione, i cui riflessi fiscali sono di notevole rilievo, interessando la disciplina dei profitti ed accantonamenti, delle perdite, oltre che delle imposte indirette.

L’acquisizione della titolarità di partecipazioni in una società russa comporta invece alcune conseguenze in ordine alla tassazione dei dividendi distribuiti, posto che, come ricordato in precedenza (si vedano i cap. 13.3 e 13.6), i dividendi attribuiti a soggetti non residenti sono sottoposti a ritenuta alla fonte.
Nel caso in cui i dividendi siano percepiti da soggetti stranieri, quindi, essi dovranno essere assoggettati ad una ritenuta a titolo definitivo pari al 15%, secondo la normativa interna russa. Va rammentato, però, che la Convenzione contro le doppie imposizioni vigente tra Italia e Federazione Russa prevede una ritenuta inferiore che, a norma dell’art. 10, non può superare il 5% dell’ammontare lordo dei dividendi, se il beneficiario è una società che detiene direttamente almeno il 10% del capitale della società che distribuisce i dividendi (la quota di partecipazione deve essere pari almeno a 100.000 dollari statunitensi o l’equivalente di tale somma in altra valuta), ovvero il 10% dell’ammontare lordo dei dividendi in tutti
gli altri casi. In ogni caso, i dividendi corrisposti concorreranno a formare il reddito del percipiente italiano, secondo le regole dettate dalla normativa nazionale: esclusione dalla base imponibile sul 95% o sul 60% dei dividendi a seconda che il soggetto percettore sia una società di capitali (art. 89 Tuir), ovvero una società di persone o un imprenditore individuale (art. 59 comma 2 Tuir) o una persona fisica avente una partecipazione qualificata nella società russa erogante (art. 68 comma 3 Tuir).

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