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Il franchising

Le forme del franchising internazionale

Gli accordi di franchising internazionale prevedono spesso la meticolosa codificazione contrattuale delle procedure di esportazione dei prodotti e delle prestazioni di servizio che è relativa ai segni distintivi non tipizzati ed è variamente ricondotta – a seconda dei casi - all’ambito del trasferimento di know-how oppure di quelle informazioni il cui trasferimento caratterizza normalmente l’oggetto del contratto di franchising.
In assenza di una regolamentazione normativa uniforme, l’esame dei modelli di contratto maggiormente adottati nella prassi consente di distinguere i seguenti tipi di franchising internazionale.

1) Il franchising diretto

Nel franchising diretto, un franchisor con attività all’estero conclude – a partire dal proprio paese - contratti di franchising con imprese residenti in paesi stranieri ove egli desidera operare.

Tale forma di franchising offre dei vantaggi nei confronti dei paesi vicini nei quali la rete distributiva è già sufficientemente sviluppata e le cui condizioni consentono di mantenere gli standard di processo e/o di prodotto che caratterizzano l’attività del franchisor. Per contro, mano a mano che si sviluppa la rete distributiva, quest’ultimo può trovarsi in difficoltà nel gestire il mercato e nel controllare l’attività del franchisee.

2) Il franchising internazionale attraverso una filiale o una succursale

Si tratta di un modello caratterizzato dall’istituzione di una filiale cui affidare l’organizzazione della rete distributiva nella nazione estera.

Tale formula favorisce la presenza fisica del franchisor nello Stato estero e quindi il diretto controllo del mercato da sviluppare, ma richiede il sostenimento di elevati costi per investimenti.

Sotto il profilo fiscale, in base alla disciplina convenzionale OCSE, la filiale estera del franchisor residente in Italia configura, generalmente, una stabile organizzazione dell’impresa esportatrice, con conseguente attrazione a tassazione nel paese estero degli utili d’impresa ivi prodotti secondo la legislazione del luogo in cui è istituita. Pur prevalendo su di essa, la previsione della Convenzione deve essere coordinata con la nozione di stabile organizzazione prevista dalla legge russa, quale è illustrata al precedente cap. 13.2.

Con particolare riguardo ad eventuali franchisees residenti in Italia di franchisor russi, l’art. 162, D.P.R. n. 917/1986 (Tuir), stabilisce che la legge italiana configura come stabile organizzazione di un’impresa non residente la presenza nel territorio italiano di una sede fissa di affari utilizzata in tutto o in parte per l’esercizio di attività commerciali in Italia.

3) Il franchising internazionale attraverso la creazione di una filiale comune o di una joint venture con un partner residente nel paese estero

In questo modello il partner è rappresentato da un’impresa residente nel paese straniero che aiuta il franchisor italiano a sviluppare una rete di franchising condividendo con esso i rischi e i profitti.

Si tratta di una formula contrattuale usata quando si raggiungono intese con imprese locali già presenti nei mercati interni e spesso già dotate di una propria rete distributiva.

4) Il cd. master franchising

Consiste nella conclusione – tra il franchisor ed un impresa residente nel paese estero (cd. master franchisee) – di un particolare contratto di franchising in base al quale il master franchisee s’impegna a sviluppare la rete distributiva del franchisor nello Stato target.

A tal fine, il master franchisee si impegna a stipulare con altre imprese residenti nel paese estero (cd. sub-franchisees) altri contratti di (sub-)franchising dipendenti da quello principale. Questi contratti sono regolati dalla legge locale.

Grazie a tale sistema – nel quale il master franchisee può essere anche un’impresa figlia o controllata dal franchisor – questi evita di subire direttamente i rischi legati allo sviluppo della rete di vendita nel paese estero. Egli può così istituire una rete distributiva economicamente efficiente riducendo nel contempo le incertezze conseguenti alla scarsa conoscenza del mercato-obiettivo. Allo stesso modo, il franchisor deve però garantirsi il controllo sul marchio (depositandolo nel paese estero) e sul partner locale.

5) Il franchising attraverso un contratto di supervisione

Si tratta di una forma di franchising attuata incaricando un lavoratore autonomo residente nel paese estero dei compiti di creare, organizzare e coordinare i punti vendita locali dietro un compenso determinato in misura percentuale sul fatturato.

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