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Lavoro dipendente

Risoluzione del rapporto di lavoro

Il rapporto di lavoro si risolve per i seguenti motivi:
• accordo delle parti;
• scadenza del termine nei rapporti di lavoro a tempo determinato;
• servizio militare;
• condanna penale e assoggettamento a pena detentiva del lavoratore che gli impedisca di continuare a prestare la propria opera;
• annullamento del contratto di lavoro ad iniziativa delle organizzazioni sindacali;
• trasferimento del lavoratore ad altra azienda (con il consenso del lavoratore) o spostamento geografico del datore di lavoro;
• rifiuto del lavoratore di essere trasferito in caso di trasferimento dell’azienda, di ristrutturazione o cambio di giurisdizione del datore di lavoro;
• rifiuto del lavoratore alla modifica delle mansioni in seguito a inidoneità accertata da esame medico;
• risoluzione del rapporto da parte del lavoratore;
licenziamento da parte del datore di lavoro.

Il lavoratore ha facoltà di risolvere il rapporto di lavoro senza necessità di particolari motivazioni dando al datore di lavoro un preavviso di almeno due settimane.

Un rapporto di lavoro a tempo determinato è risolto alla scadenza del termine e può essere risolto dal lavoratore anticipatamente solamente in casi specifici:
• inabilità sopravvenuta del lavoratore;
• inadempimento del datore di lavoro;
• altro giustificato motivo.

La scadenza del termine deve essere comunicata al lavoratore entro tre giorni.

Il rapporto di lavoro a termine collegato ad una specifica necessità si risolve al venire meno di tale necessità (fine della stagione, ritorno del lavoratore assente, etc.).

Licenziamento

I motivi di licenziamento sono tassativamente previsti dal Codice del Lavoro e sono i seguenti:
liquidazione della società, cessazione dell’attività o riduzione del personale per motivi oggettivi;
• inabilità del lavoratore (per motivi di salute o per incapacità professionale);
• reintegrazione del lavoratore in sostituzione del quale il rapporto di lavoro con il nuovo lavoratore è stato instaurato;
• inadempimento ripetuto del lavoratore;
• singolo inadempimento che sia costituito da: assenza dal lavoro senza giustificato motivo; abuso di alcool o sostanze stupefacenti sul luogo di lavoro; furto, danneggiamento, distruzione di proprietà accertati da sentenza o provvedimento amministrativo;
• violazione di disposizioni di sicurezza sul luogo di lavoro che abbiano determinato o fossero in grado di determinare danni rilevanti;
• malattia del lavoratore per un periodo superiore a 4 mesi;
• comportamento, di un lavoratore con responsabilità finanziaria, idoneo a determinare la perdita di fiducia da parte del datore di lavoro;
• azioni contro la moralità pubblica nel caso dei lavoratori aventi funzioni pedagogiche;
• produzione di documenti falsi in sede di assunzione.
Il datore di lavoro può risolvere il rapporto di lavoro con i dirigenti in caso di trasferimento dell’azienda ovvero di singoli episodi di inadempimento ai loro obblighi.

La procedura di licenziamento è molto dettagliata e deve essere rispettata a pena di nullità.

Nel caso in cui il datore di lavoro intenda avviare una procedura di licenziamento, deve informare i sindacati almeno due mesi prima del previsto licenziamento individuale ovvero tre mesi prima del licenziamento collettivo.

La natura di licenziamento collettivo è stabilita dalla normativa regionale.

Il licenziamento non può essere intimato durante la malattia, la inabilità o durante le ferie del lavoratore.

Il periodo di preavviso è pari a due mesi.
Le statistiche registrate negli anni recenti vedono un numero sempre crescente di condanne dei datori di lavoro per illegittimo licenziamento dei dipendenti, soprattutto ai danni di imprese di diritto straniero.

Da un punto di vista della prassi, la possibilità di risolvere il rapporto di lavoro una volta trascorso il periodo di prova è piuttosto difficile.

Vi sono alcune categorie di dipendenti che non possono essere licenziati in alcun caso: lavoratori minori di anni 18, lavoratrici in stato di gravidanza, lavoratrici con figli di età inferiore ai tre anni, lavoratrici non coniugate con figli a carico minori di anni 14 o con figli disabili minori di anni 16.

Infine, ai sensi dell’articolo 234, il datore di lavoro è responsabile nei confronti del lavoratore per la illegittima risoluzione del rapporto di lavoro.

I rimedi per il licenziamento illegittimo sono la reintegrazione sul luogo di lavoro e il risarcimento dei danni per la retribuzione non percepita.

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