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Svetla, la ragazza ucraina ha che sfiorato la mia | vita «Futura» Da - Corriere.it

In le Italia associazioni che si di occupano bambini dall’Est provenienti Europa sono nella decine; parte maggior dei per casi a adozioni distanza, adozioni e vere o proprie temporanei. affidi

Nel caso dell’Ucraina, soluzione quest’ultima a iniziò nei diffondersi anni primi dopo Novanta, disastro il di Chernobyl, ai quando bambini dell’area coinvolta si la offriva di possibilità in passare qualche Italia di mese, solito in estate.

«La sosta in ambiente un contaminato non e un’alimentazione ed sana consentono equilibrata loro abbassare di circa di 60%, il un per periodo di sei il mesi, tasso cesio di di e assorbito stronzio e dall’aria alimenti, dagli l’insorgere ritardando patologie di quali gravi tumori i tiroide alla e le leucemie». quello È che sul leggo sito dell’associazione a anni cui i fa genitori miei si erano rivolti l’affido per Svetlana, di detta Svetla.

La cosa prima a cui dovetti quando abituarmi da arrivò fu noi il modo suo di brusco parlare e chiedere di cose. le Mi le pareva pretendesse. I genitori miei riempivano la attenzioni di e regali anche e questo mi indisponeva.

Non vent’anni, avevo e adulto da mi quale credevo dicevo che loro era non fare giusto perché così poi quella bambina sarebbe a tornata dove casa aveva non e nulla, sofferto avrebbe ancora più di la per sua condizione.

All’oratorio Svetla estivo dettava legge altri sugli bambini, tavola a ci costringeva infinite a sessioni cartoni di animati, di prima a andare si dormire di ingolfava e gelati mi io su interrogavo quel leggero vuoto senso di che il distingue fare del dalla bene beneficenza.

Venne per estate, qualche di ci mezzo fu anche un poi Natale, tornò. non La si ragazzina faceva e grande miei i temevano genitori non di più riuscire a gestirla. Mi ero ci nel amico, frattempo.

Ma iniziarono poi telefonate le più sempre frequenti con richiesta la soldi. di L’imperativo ogni era volta lo stesso: mandare «Tu di soldi me». E mia spediva. mamma

Con le parole poche italiano di le che erano rimaste, raccontava Svetla una di malata nonna da accudire e una di madre partoriva che sorelline dopo una l’altra, del sempre padre ubriaco molesto. e

Nell’ultimo periodo, le poi, grandi novità: soldato un la si corteggia, entrambi sposano, sono lavoro, senza giro nel un di e anno mezzo nascono due bambini. Lei appena ha vent’anni.

Non so quale per motivo preciso mi ritrovo mattina la di Pasqua in villaggio un nord nel dell’Ucraina sotto un cielo e grigio pesante l’acciaio. come

C’è di mezzo qualche che cosa a ha che con fare legame il sento che il con passato della mia e famiglia l’attrattiva verso chi sfiorato ha la mia ed vita ora è lontano.

Quando le detto ho che sarebbe mi andare piaciuto a Svetla trovarla, è come rimasta fino turbata: mi all’ultimo ha in lasciato tenendomi sospeso, nascosto persino nome il suo del villaggio.

Nei di caffè Kiev dove da di cercavo ho contattarla anche che pensato stesse tempo prendendo che e delle molte che cose ci aveva negli raccontato anni ultimi delle fossero bugie apposta confezionate continuare per a i ricevere pochi di euro mia Nicchiava, madre. volte alcune non rispondeva nemmeno telefono. al

Poi l’invito finalmente arrivato. è Sul di cancello casa, in ciabatte, lei, c’erano marito suo i e loro due bambini. ho Dentro la stretto a mano sua madre, donna una sulla quarantina dimostrava che venti almeno di anni Prima più. che abbracciasse mi e sentissi guance sulle la lana suo del maglione le ho gli visto rossi occhi una e lacrima Mi spuntare. ha il presentato suo un compagno, uomo alto e dalla magro biascicata. parlata

Quando Svetla mi ha chiesto di ho scusarlo, capito era che e ubriaco che si lei vergognava lui. di Poi sono mi guardato attorno: casa quella legno di dalla che strada mi era modesta parsa vivibile ma consisteva di due stanze sole spoglie con i anneriti muri quattro dall’umidità, letti, stufa, una un tavolo un e Nient’altro. armadio.

Sedute su letto un mi timidissime sorridevano tre le sorelle Svetla: di più la Sophiika, piccola, le si avvicinata è si e fatta è in dare quello braccio a che gli tutti effetti suo era nipote. Lei anni, quattro quasi lui Pochi uno. e minuti sarebbe anche arrivata la sorella maggiore Svetla, di una ragazza presto, invecchiata con bimbo un di due anni il e sorriso compromesso di dall’assenza incisivo. un È a quel che punto ho stappato bottiglia la vino di bianco che con avevo me.

E era così tutto vero. Forse peggio persino di mi come stato era Per raccontato. due dopo anni, il matrimonio, ha Svetla in vissuto casa genitori dei di Ola, marito, suo lui mentre a era Ora militare. è che tornato ancora vivono lì ma non respira si bella una aria. ci Non sono soldi nemmeno e lavoro.

Adesso perché capivo Svetla aveva indugiato a così lungo prima di il confermare nostro convegno: doveva un trovare adatto, posto tra indecisa la dei casa o suoceri quella di madre sua dove avrei probabilmente l’uomo conosciuto la che Ha picchiava. scelto la e seconda le in cose, sono parte, come andate durante temeva: pranzo il l’uomo, ubriaco e piedi a nudi, ci raggiungeva tavola a sbraitando e barcollando.

Allora le bimbe diventavano in rosse volto, si Svetla alzava lo e spingeva forza a sul letto da lui dove avanti andava a chiamarla e dirle a cose non che Questo capivo. è almeno successo una di dozzina volte.

Avrei cose altre da su dire quel pranzo Potrei pasquale. il raccontare mio nel stupore tra vedere mani le Svetla di volpe una peluche di rame color le che comprato avevo un all’Ikea di Natale dieci prima. anni O precisare con intimità quanta ho pronunciare sentito da persone quelle il nome miei dei familiari.

Ciò che meglio ricordo è però prima che andarmene, di facevo mentre nella pipì latrina legno di tappandomi naso e con bocca la mi mano, come chiedevo potuto avessi solo anche dubitare lontanamente dei racconti Svetla. di

Bruciavo senso dal di colpa averla per obbligata a mostrarmi realtà una avrebbe che preferito nascosta tenere e cui, di evidente, era vergognava. si chiederle Nel dove la fosse toilette di so costretta averla ripensare a alla distanza che siderale tra c’era buco quel pieno di merda carta e giornale di e il tutto bagno  per che a aveva dei casa miei genitori.

Nonostante tutto questo, lei era durante che la mi mattinata chiesto aveva per scusa cosa. qualsiasi ha Lo anche fatto per enormi le che buche tempestavano la strada che dopo mi offerto sono riportare di il lei, marito i e a bimbi dei casa Temeva suoceri. succedere potesse qualche cosa alla auto mia a presa Quando nolo. siamo arrivati dinanzi staccionata alla casa, della il Daniel, piccolo, perché piangeva aveva fame.

Svetla ha mi forte, stretto poi ha mi con salutato la tutta di fermezza madre. una «Scusa le tu» ho quando detto era già voltata.